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UNA FETTA DI LIRICA

L’immagine che pubblicizza questo Don Pasquale è una torta nuziale.
Mi piace perché ha l’aria gustosa: fa pensare di essere invitati ad una festa.
Gli sposini in cima però sono separati da una dolce voragine: il che suggerisce sia la trama dell’opera (un matrimonio che sin dall’inizio non vuole saperne di stare insieme!), sia un modo un po’ ironico di rivisitare la tradizione. La filosofia dello spettacolo, in definitiva.
L’abbiamo costruito lavorando in due direzioni complementari: la ricerca di un allestimento molto agile che mantenesse un impatto visivo ‘ricco’ e vario ed un lavoro con gli interpreti per dar vita a personaggi credibili, vicini alla sensibilità di oggi.
Mi capita spesso, occupandomi di opera lirica, di chiedermi se di questi tempi valga ancora la pena di tenere in piedi un oggetto così costoso e considerato obsoleto dai più. Mi rispondo che l’opera fa parte del nostro dna culturale, annoverata a buon diritto tra le cose che costruiscono il ‘credito’ concessoci dagli stranieri, come la Divina Commedia e la Cappella Sistina.
E che un Paese che canta non sarà mai un luogo inospitale.
Ben venga, allora, Pocket Opera: un piccolo capolavoro di pasticceria, che riesce a coniugare qualità degli ingredienti con costi contenuti ed allestimenti agilissimi. Perché tutti e dappertutto possano tornare a gustarsi l’Opera.