Home > Edizioni precedenti > 2009 > L'italiana in Algeri


Cosa ci fa una bella italiana in mezzo al mare assieme a uno sciocco cavalier servente? Ma è naturale, un po’ di turismo esotico nel Mediterraneo.
E che fine ha fatto il suo giovane amante Lindoro, anch’egli salpato tempo addietro e mai più rientrato in patria? E quale smania coglie Mustafà di conquistare, tra tante bellezze locali sottomesse e amorevoli, «una di quelle Signorine che dan martello a tanti cicisbei», ovvero proprio un’Italiana? E chi è veramente Elvira, attuale moglie rinnegata di Mustafà, con quel suo nome così poco africano? Con queste premesse ci si potrebbe aspettare di essere di fronte all’ultimo film sui Pirati, solo che non ci sono i Caraibi e non ci sono effetti speciali.
Però c’è Rossini, anzi, il ventunenne Rossini, che partendo da un libretto pre-esistente (si sa, il tempo è tiranno, e ventisette giorni al debutto sono davvero pochi…) confeziona un capolavoro di comicità e di intelligenza musicale che mandò in estasi Stendhal. «Follia organizzata e completa», e qui di follia ce n’è parecchia, con quel trionfo dell’esprit de géomètrie che poco spazio lascia alla finesse dei sentimenti: due triangoli amorosi a senso unico (Taddeo vuole Isabella che vuole Lindoro Elvira vuole Mustafà che vuole Isabella) destinati a non intersecarsi (Isabella non vuole Taddeo – Mustafà non vuole Elvira – Elvira non vuole Lindoro) danno le vertigini ai protagonisti e allo spettatore. Lo spettatore finisce per non accorgersi (o finge di non accorgersi) che in questa storia di tutto si parla fuorché d’amore; e i protagonisti precipitano in un fenomeno di dissociazione collettiva che li porta, al termine del primo atto, ad emettere suoni inarticolati che anticipano di cent’anni le onomatopee di Marinetti.
Ma la cosa ancor più stravagante è che in un’opera che si chiama Italiana in Algeri, che noi ambientiamoper puro divertimento in un 1950 post-coloniale, si parla pochissimo di Algeria e moltissimo di Italia: e lo scontro Mustafà-Isabella non è affatto una guerra di culture vicendevolmente estranee, ma nient’altro che uno dei tanti episodi dell’eterna guerra tra i sessi.
Il risultato? Un’opera buffa, anzi vertiginosamente buffa, che strizza l’occhio alla farsa per raccontare qualcosa che, sotto sotto, è fortunatamente vero ancor oggi: «a tutti, se vuole, la Donna la fa».

Roberto Recchia