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COSÌ FAN TUTTE
ovvero COSÌ FAN TUTTI

L'uomo è nato libero, ma ovunque è in catene
J. J. Rousseau

Tutto in Così fan tutte sembra leggero, tenue e ostentatamente simmetrico. Eppure, dietro l’apparente leggerezza, aleggia una striatura di amarezza cinica che accompagna l’indulgenza rassegnata sulla debolezza dell’essere umano. La mancanza di fedeltà delle donne di Così fan tutte è provocata, e persino superata, dalla mancanza di scrupoli dei loro uomini: la supponenza di credersi intoccabili e unici nel cuore delle proprie donne, insieme alla passione per il gioco fine a se stesso, non li fanno cedere durante la commedia di seduzione; essi, anche potendo interrompere in qualsiasi momento l’infantile gioco al massacro proposto da Don Alfonso, orgogliosamente non demordono e, arrivati a scoprire quello che li distrugge, anche se manifestano esageratamente le loro ‘sofferenze’, si lasciano ‘menare per il naso’, continuando a fare quello che ‘è giusto far…’.
Le due fanciulle, che si svelano fin dal titolo, sono capaci di tradire i loro fidanzati nel giro di poche ore senza tanti indugi. Anch’esse sono sventate, superficiali, pronte a giocare con i sentimenti, nonostante le loro esternazioni moraleggianti e sempre fuori misura. I quattro giovani non sono dei caratteri, nel senso naturalistico, ma delle marionette, sostanzialmente intercambiabili, dell’ordine stabilito: caricature dell’essere umano, pedine di una società allo sbando, condizionati da una scala di valori decaduti, dove i veri sentimenti non contano.
Tutto fa credere che sia del cuore umano che Mozart è deluso.
Don Alfonso è l’incombente regista, estrinseco alla storia, seppur determinante motore della vicenda. Egli rappresenta l’uomo pragmatico, seguace della ragione. Fiducioso nel progresso di cui la scienza e la filosofia illuminista si fanno portatori, ma profondamente pessimista sulla natura dell’essere umano, rende libere le marionette dai fili che le governano, e si diverte a metterle alla prova, con l’inconsapevole complicità di Despina, cercando di trasformarle in esseri umani. Egli manipola le sue cavie, le prende in giro, le provoca per stimolare le loro reazioni, e poi, deluso dalle loro scelte, che confermano però le sue teorie, ne ride sarcasticamente.

È proprio il mio vedere in Don Alfonso un mefistofelico alchimista quello che fa di lui il personaggio ideale per raccontare la mia versione di Così fan tutte, che vorrebbe essere una risata divertita, ma profondamente amara e cinica, sulla crisi di valori in una società che, pur a distanza di secoli, non sembra molto diversa dalla nostra…
Una luce violenta e spietata, quasi da tavolo operatorio, invade tutti gli angoli, cancellando ogni ombra, mettendo in evidenza gli spigoli e i profili di un ambiente di artificiosa limpidezza, di patinata nettezza. La storia si svolge sotto questa accecante riverberazione, che obbliga a guardarsi dentro prima di giudicare e criticare i personaggi della vicenda.
Sotto questa lente di ingrandimento, quando i ‘corteggiatori’ stranieri conquistano il cuore delle ragazze, mi sembra di intuire una sincerità nei sentimenti: chissà se l’essere non possa avere la meglio sul sembrare?
La dimensione in cui si svolge l’azione non vuole essere definita realisticamente. La scena segue un concetto rettilineo dello spazio dove i personaggi — marionette che diventano cavie per poi scegliere di tornare ad essere marionette — vivono all’interno di una griglia espressa in forma di pavimentazione a scacchiera e di setti mobili. Solo nel momento, peraltro brevissimo, in cui i sentimenti saranno sinceri, si leggerà flessuosità, una rottura della geometria, una naturalezza che però, alla fine dell’opera, la rigidità delle convenzioni sociali — padrona nella vita di questi personaggi—, subito tornerà ad irrigidire.

Silvia Collazuol